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Vasco Rossi e la fragilità: "Per vivere fino in fondo bisogna morire da vivi"

By SingArena Editorial · · Artist Update

Vasco Rossi e la fragilità: "Per vivere fino in fondo bisogna morire da vivi"
Iaconianni family / Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)

In un lungo post su Instagram Vasco Rossi riflette su crisi personali, solitudine e salute mentale: "Sono morto non so quante volte". Un racconto intimo che riporta al centro il tema della depressione, da sempre presente nella sua musica.

Il Komandante è sceso dal palco, almeno idealmente, per fermarsi a parlare di qualcosa di molto diverso dalle folle immense e dall'energia dei grandi stadi. In un lungo post pubblicato su Instagram, accompagnato da due fotografie scattate durante un concerto, Vasco Rossi ha aperto una riflessione profonda sulla vita, sulle crisi personali e sulla fragilità. "Per vivere fino in fondo la vita bisogna morire da vivi", ha scritto il rocker di Zocca. "Io, per esempio, sono morto non so quante volte".

"Muoiono certe convinzioni": il senso delle parole di Vasco

Non c'è alcun riferimento alla morte fisica nella riflessione dell'artista. Quello che Vasco descrive è piuttosto il crollo interiore di certezze, idee e modi di guardare il mondo che a un certo punto non reggono più. "Si muore e se ti va bene muoiono anche certe convinzioni, le brutte idee, qualche modo di vedere sbagliato, o di pensare", spiega nella didascalia. Passaggi che l'artista definisce dolorosi ma necessari, momenti in cui sembra che "ti sta crollando tutto intorno".

"Sono momenti necessari anche questi", aggiunge Vasco, in una frase che non nasconde la fatica ma lascia aperta la possibilità di cambiare, anche dentro la difficoltà. È una riflessione che non offre soluzioni e non fornisce alcuna indicazione sul suo stato di salute attuale: racconta semplicemente come vive certi momenti, senza pretendere di trasformarli in una lezione.

Un equilibrio "ballerino" e la solitudine di oggi

Il passaggio più personale del post riguarda l'equilibrio psicologico dell'artista. "Anche quando ero giovane avevo questo aspetto psicologico un po' ballerino", confida Vasco. Oggi, sottolinea, trascorre spesso del tempo da solo e la solitudine accentua questa condizione: senza le distrazioni di una vita più sociale, diventa più complicato prendere le distanze dai propri pensieri.

"Non è che proprio posso evadere da me stesso...", scrive. "Perché magari tu nella vita esci e ti distrai. Ecco, io non è che posso uscire molto, quindi non mi distraggo. Allora rimango un po' inchiodato". Sono parole che creano un contrasto netto con l'immagine pubblica del cantante: da una parte il "Kom" capace di incantare platee sterminate, dall'altra una persona che racconta con semplicità i momenti in cui tutto sembra franare.

Da "Jenny è pazza" a oggi: la fragilità nella musica di Vasco

Il tema della depressione e del disagio psicologico accompagna da sempre le parole e le canzoni di Vasco Rossi. Già nel 1977, nel suo primo 45 giri, compariva Jenny è pazza: anni dopo l'artista ha spiegato che Jenny non era una ragazza realmente conosciuta, ma la rappresentazione delle sue paure e di quelli che allora si chiamavano "esaurimenti nervosi". "Oggi si chiama depressione", ha scritto nel 2020, tornando sulla nascita del brano.

Nel 2011 Vasco ne aveva parlato apertamente anche fuori dalle canzoni, raccontando che la sua depressione era esplosa nel 2001, dopo la morte improvvisa del musicista e amico Massimo Riva e quella dell'amico d'infanzia Mario Giusti. In quell'occasione aveva spiegato di essersi affidato ai medici e alle cure. Il post di oggi non autorizza conclusioni cliniche sul suo presente: resta una testimonianza in prima persona sulla fragilità e sulla difficoltà, a volte, di restare soli con sé stessi.

Il contesto: un artista da record che continua a raccontarsi

Per comprendere la portata di queste parole serve ricordare chi è Vasco Rossi nel panorama musicale italiano. Definendosi "provocautore", è considerato uno dei più rappresentativi esponenti del rock italiano: dal 1977 ha pubblicato 37 album, tra studio, live e raccolte ufficiali, oltre a sei EP. Ha venduto più di 40 milioni di dischi ed è stato primo in Italia per numero di album venduti nel quindicennio dal 2009 al 2025.

Detiene primati difficili da eguagliare: è stato in vetta alle classifiche di vendita negli ultimi cinque decenni consecutivi, dagli anni Ottanta ai Duemilaventi, ed è l'unico artista ad aver vinto due dischi di diamante. Nella sua carriera si è esibito in più di 850 concerti, radunando complessivamente più di 14 milioni di fan. Il record mondiale di spettatori paganti per un concerto solista — 225.173 persone al Modena Park nel 2017 — è rimasto imbattuto per otto anni.

Eppure, proprio un artista capace di riempire gli stadi con questa facilità sceglie di raccontare il rovescio della medaglia: la solitudine, i pensieri dai quali non si riesce a prendere distanza, i momenti in cui "ti sta crollando tutto intorno". La distanza tra le due dimensioni — quella pubblica e quella privata — è ciò che rende il messaggio particolarmente diretto.

Un racconto che parla anche a chi ascolta

La riflessione di Vasco arriva in un periodo in cui, nei giorni precedenti, l'artista aveva ringraziato sui social il medico che lo ha operato alla schiena. Non è la prima volta che il cantante usa i propri canali per condividere aspetti personali lontani dalla narrazione della rockstar invincibile. È un atteggiamento coerente con una carriera costruita anche sulla capacità di trasformare il disagio in linguaggio: i suoi brani hanno introdotto un modello originale di rock, in grado di toccare tematiche esistenziali e socio-politiche con uno stile espressivo che ha finito per influenzare persino il parlato comune.

La sua storia artistica è costellata di riconoscimenti che testimoniano questa doppia anima, dalla Targa Tenco per Canzoni per me al Premio Lunezia come Poeta del Rock, fino alla laurea honoris causa in Scienze della comunicazione. Ma è forse nella dimensione più intima — quella di un post scritto senza filtri — che Vasco continua a parlare al suo pubblico nel modo più efficace.

"Sono momenti necessari anche questi", dice. Una frase che non nega la fatica, ma lascia spazio alla possibilità di cambiare. Per un artista che da decenni racconta le crepe dell'esistenza con la stessa energia con cui riempie gli stadi, è l'ennesima conferma di una cifra umana e artistica che non si esaurisce mai davvero.

Tags: Vasco Rossi, musica italiana, rock italiano, salute mentale, Instagram, IT MUSIC