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Stefano De Martino e il Sanremo 'popolare ma non populista': l'eredità di Pippo Baudo e la scelta di dire sì

By SingArena Editorial · · Entertainment

Stefano De Martino e il Sanremo 'popolare ma non populista': l'eredità di Pippo Baudo e la scelta di dire sì
Fascino PGT S.r.l. / Wikimedia Commons (Public domain)

Al Rumore Festival di Roma, il direttore artistico e conduttore del prossimo Festival di Sanremo ha delineato la sua visione: un Festival popolare, mai populista, ispirato a Pippo Baudo e pronto a garantire libertà di espressione anche in un eventuale clima pre-elettorale.

Un palco che deve restare popolare, senza scivolare nel populismo. È questa la bussola che Stefano De Martino — direttore artistico e prossimo conduttore del Festival di Sanremo — ha indicato durante il suo intervento al Rumore Festival 2026 organizzato da Fanpage a Roma. Un'occasione pubblica per raccontare, ancora una volta, la filosofia con cui si appresta a guidare il più grande evento musicale italiano.

«Popolare, non populista»: la linea del Festival

De Martino ha messo subito in chiaro la differenza tra due parole che nel dibattito pubblico vengono spesso confuse: «Un Festival populista? No, popolare. Proviamo a dare al pubblico un po' più di spazio per dare una classifica che sia più in linea con i loro gusti. Il nostro lavoro deve essere popolare, siamo giudicati in base agli ascolti». Una dichiarazione che suona come un manifesto: l'obiettivo è avvicinare il meccanismo del Festival al sentire reale di chi lo guarda, senza però svendersi a scorciatoie facili. È un equilibrio delicato, quello che il conduttore sta costruendo, e non a caso ha scelto di ancorarlo a un modello preciso.

L'esempio di Pippo Baudo: «Era popolare e poco populista»

Il riferimento dichiarato è quello di Pippo Baudo, definito da De Martino «l'esempio massimo, il deus ex machina di Sanremo». «Lui non aveva nessun timore di fare il Festival che aveva immaginato per un determinato anno — ha spiegato —. Era bravissimo a fare un Sanremo che segnasse un tempo e non aveva paura di raccontare la contemporaneità. Non voleva accontentare tutti. Era molto popolare e poco populista». È un'eredità importante, che De Martino richiama non per nostalgia ma per metodo: un Festival che sceglie, che prende posizione artistica, che non inseguire il consenso a ogni costo.

Un Sanremo sotto elezioni? «Non cambierebbe nulla»

Tra i temi affrontati, anche l'ipotesi che il Festival cada in un periodo pre-elettorale. «Sarà un Festival pre elezioni? Il palco dell'Ariston è di tutti ed è giusto garantire la par condicio. Se ci dovessimo trovare sotto elezioni non cambierebbe nulla — ha detto —. Secondo me musica e arte devono fare politica collaterale. Tutto è politica, anche come ci vestiremo, ed è giusto che un palco come quello dell'Ariston venga giudicato per quello che si dice. Se ci saranno delle persone che col loro modo di fare vorranno esprimere un'opinione diversa cercherò di garantire libertà di espressione a tutti». Una posizione che conferma la volontà di non eludere la dimensione pubblica del Festival, ma di gestirla con apertura.

La scelta di accettare: l'unanimità Rai come condizione

De Martino ha poi raccontato come è arrivato il suo sì. «Ho avuto chiaro che la condizione migliore per fare il Festival era avere alle spalle un'azienda che avesse un unico parere. Quando ho capito che tutta la Rai era d'accordo mi sono sentito di dire sì». E ha aggiunto una riflessione personale: «Mi sono successe cose che mi hanno fatto capire che non bisogna aspettare, quindi perché farlo? Non sempre abbiamo il tempo di fare le cose in seguito». Una maturazione che arriva dopo una carriera costruita in modo eclettico e progressivo.

Da ballerino a volto della tv generalista: il percorso

Classe 1989, nato a Torre del Greco, De Martino arriva alla danza giovanissimo — a dieci anni i primi passi — e nel 2007 conquista una borsa di studio a New York presso il Broadway Dance Center. Nel 2009 partecipa come concorrente alla nona edizione di Amici di Maria De Filippi su Canale 5, venendo eliminato in semifinale ma classificandosi primo tra i ballerini; da lì vince un contratto con il Complexions Contemporary Ballet che lo porta in tour tra Nuova Zelanda, Australia e Hawaii. Dal 2010 torna ad Amici come ballerino professionista, affiancando il lavoro di insegnante e coreografo. Nel 2011 interpreta Enea nel balletto Cassandra di Luciano Cannito, accanto a Rossella Brescia.

La transizione verso la conduzione è graduale ma decisa: nel 2018 è inviato de L'isola dei famosi su Canale 5, poi dal 2019 al 2020 conduce su Rai 2 Made in Sud con Fatima Trotta. Nel 2021 torna ad Amici nel ruolo di giudice, accanto a Stash ed Emanuele Filiberto. Dal 2021 al 2023 guida in seconda serata su Rai 2 il varietà Bar Stella, e nell'estate 2022 conduce con Andrea Delogu la prima edizione del Tim Summer Hits. Nel 2023 è alla guida dello speciale Sarò con te — La festa del Napoli allo Stadio Diego Armando Maradona. Un percorso che, letto oggi, rende meno sorprendente la scelta di affidargli il Festival: un conduttore capace di parlare al pubblico generalista senza perdere il contatto con la dimensione pop.

Un nuovo capitolo per il Festival (e per De Martino)

Il Sanremo di De Martino si annuncia, stando alle sue stesse parole, come un Festival che vuole restituire centralità al pubblico e alla musica, senza rinunciare a un'identità autoriale forte. La sua posizione sulla par condicio e sulla libertà di espressione del palco dell'Ariston delinea un conduttore consapevole del ruolo pubblico che ricopre. Per il diretto interessato è un passaggio di carriera che segna una definitiva consacrazione nel panorama televisivo italiano, dopo anni di transizioni riuscite dal mondo della danza a quello dell'intrattenimento. Per il Festival, è l'ennesima scommessa su un volto che porta con sé una doppia competenza: quella del performer e quella del conduttore popolare. Cosa aspettarsi, nel concreto, resta da vedere — ma la direzione, almeno nelle intenzioni, è tracciata.

Tags: Stefano De Martino, Festival di Sanremo, Pippo Baudo, Rumore Festival, Rai, Televisione italiana, IT MUSIC