Paola Turci al Festival di Luce!: «Le canzoni non sono inutili», l'amore a dismisura e il coraggio di un nuovo disco
By SingArena Editorial · · Artist Update

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Al Festival di Luce! di Firenze, Paola Turci presenta Amore a dismisura, il suo ritorno discografico dopo sette anni, e racconta il coraggio dietro la scelta artistica e le sue missioni umanitarie con Haiti.
Un ritorno atteso: «Amore a dismisura» dopo sette anni
Al Festival di Luce! di Firenze, la sesta edizione dell'evento che trasforma Palazzo Vecchio in uno spazio di confronto e ascolto, l'ultima parola è affidata alla musica e alla voce di Paola Turci. Intervistata da Agnese Pini, la cantautrice romana ha presentato il suo nuovo album, Amore a dismisura, uscito a sette anni di distanza dal suo ultimo lavoro discografico di inediti. Un ritorno che Turci stessa ha definito un atto di coraggio: «Ci vuole coraggio a uscire con un nuovo disco dopo sette anni. Ormai è da molto che sei fuori dai giri e non è facile rientrare».
Quello della Turci non è semplicemente un ritorno sulle scene, ma una riflessione sul mestiere della musica e sui suoi tempi, sempre più compressi dalle logiche produttive contemporanee. «Io faccio il mestiere della musica, un mestiere fatto di arte. Che non può avere scadenze di produzione. Un disco che è appunto la rappresentazione di una forma d'arte deve essere sedimentato, ragionato», ha spiegato l'artista davanti al pubblico fiorentino.
Il valore dell'attesa: «Le canzoni non sono inutili»
Uno dei passaggi più significativi del suo intervento al Festival di Luce! è stato proprio quello dedicato al ruolo della canzone nella società contemporanea. Turci ha rivendicato con forza il valore espressivo e umano della scrittura musicale: «Le canzoni non sono inutili», ha dichiarato, parlando del suo impegno verso i dimenticati del mondo e del progetto con Haiti insieme alla fondazione Rava. Un impegno che la cantautrice ha raccontato con grande umiltà: «Sono azioni che dovrebbero fare parte di noi, di me. Non mi sento una persona migliore, ma quando a quel bambino sofferente posso cantare una canzone e lo vedo sorridere mi sento meno inutile. Non è tutto sprecato».
La sua riflessione offre uno spaccato autentico di un'artista che ha sempre coniugato la ricerca musicale con l'attenzione sociale. Turci, del resto, è una delle voci più longeve del cantautorato italiano, con una carriera iniziata a metà degli anni Ottanta, quando giovanissima si esibiva nei locali della movida romana fino al primo contratto discografico firmato grazie a Mario Castelnuovo.
La «dismisura» dell'amore: non esiste tossicità
Il titolo del nuovo album, Amore a dismisura, ha offerto lo spunto per una riflessione profonda sul sentimento amoroso. «Non esiste l'amore tossico, non esiste tossicità nell'amore», ha affermato Turci, aprendo una prospettiva originale e controcorrente rispetto a molte narrazioni contemporanee. Un amore che non conosce misura, dunque, ma che si fa esperienza totalizzante e motore di vita. E proprio questo approccio sembra permeare l'intero disco, che la cantautrice ha descritto come un lavoro pieno di vissuto: «In questo mio nuovo album c'è la vita, ci sono le domande che continuo a farmi, gli sbagli che portano a domandarti perché rifacciamo lo stesso sbaglio. Un disco è fatto di sentimento».
Una carriera tra palco e impegno civile
La partecipazione al Festival di Luce! arriva in un momento di grande significato per Paola Turci, che ha alle spalle una storia artistica ricca di tappe importanti. Dal debutto sanremese nel 1986 con L'uomo di ieri fino alla vittoria nella categoria Emergenti con Bambini nel 1989, la cantautrice ha costruito un percorso caratterizzato da una cifra stilistica ben riconoscibile e da una costante ricerca di autenticità. Non solo musica, però: l'artista ha sempre affiancato all'attività artistica un forte impegno umanitario, che l'ha portata in prima persona in contesti internazionali difficili, raccontando il suo lavoro con la fondazione Rava ad Haiti.
Il Festival di Luce!, che ha visto alternarsi sul palco di Palazzo Vecchio figure del mondo dell'economia e dello spettacolo, ha trovato nella Turci una chiusura simbolica perfetta: un messaggio di coraggio, di resistenza artistica e di fiducia nel potere della canzone come strumento di condivisione e di conforto.
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