Marracash rompe il silenzio: "Con le buone non cambi le cose", la protesta secondo il rapper della Barona
By SingArena Editorial · · Artist Update

Radio Bruno / Wikimedia Commons (CC BY 3.0)
Con un post su Instagram Marracash prende posizione sugli scontri e le proteste: critica la protesta social, rivendica la sua battaglia contro le diseguaglianze e avverte: "Siamo solo all'inizio".
Un post che divide: Marracash sceglie le parole, non la tastiera
Marracash esce allo scoperto. Dopo giorni in cui sui social in molti ne invocavano una presa di posizione sui fatti di attualità, il rapper milanese ha pubblicato un lungo messaggio su Instagram per chiarire la propria idea di impegno civile. Nessun video, nessuna diretta: solo due immagini e un testo denso, con cui l'artista della Barona traccia una linea netta tra la protesta «da tastiera» e quella che, secondo lui, si costruisce con le scelte quotidiane. Il messaggio è arrivato a stretto giro, come riportato da MilanoToday e dal Corriere Milano, e non è passato inosservato.
Al centro della riflessione c'è una convinzione maturata in anni di carriera: «Non ho mai creduto nella protesta attraverso i social, l'ho sempre trovata troppo facile, cheap, non costa niente». Una frase che suona come una dichiarazione di poetica prima ancora che politica. Marracash non rinnega il diritto di chiunque a esprimersi, ma sposta l'asticella: la credibilità, per lui, si guadagna sul lungo periodo, con l'etica e il lavoro di ogni giorno, non con una storia pubblicata nel momento critico.
«I social per me sono un ufficio stampa»
Il passaggio più netto del post riguarda il rapporto tra l'artista e le piattaforme digitali. Marracash le definisce senza mezzi termini uno strumento di servizio: «I social per me sono un ufficio stampa. Il mio canale preferito sono i testi, la musica, i concerti, le interviste». È una gerarchia di valori che conosce bene chi segue la sua produzione: la scrittura come spazio primario del dissenso, il palco come luogo in cui le parole diventano corpo collettivo.
Non è un caso che nel messaggio l'artista richiami esplicitamente le sue prese di posizione dal vivo: «Un anno fa da un palco dicevo che il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio». Un riferimento che riporta alla dimensione concertistica, da sempre centrale nella sua carriera, e che chiarisce come per Marracash la musica non sia un contorno della riflessione civile, ma il suo veicolo principale.
La linea del disco: da "Persona" a "È finita la pace"
Per capire la portata del messaggio bisogna guardare alla discografia. Marracash cita il proprio album È finita la pace, uscito nel 2019, definendolo «un disco catastrofista già dal titolo». Quel lavoro chiudeva una trilogia iniziata con Persona, un percorso in cui il rapper aveva progressivamente allargato lo sguardo dal racconto personale all'analisi della società contemporanea. Alla presentazione del disco aveva parlato di un «momento delicato della storia», di malessere e ansia per il futuro, di un mondo descritto come una «polveriera» non solo di guerre ma anche di sconvolgimenti. Parole che, rilette oggi, suonano come un'anticipazione di ciò che sta accadendo nelle piazze.
In mezzo a questo percorso c'è anche il riconoscimento della critica: nel 2022 il premio Targa Tenco come miglior album in assoluto per Noi, loro, gli altri, un disco che aveva confermato la sua capacità di unire introspezione e affresco sociale. È su questa credibilità costruita album dopo album che Marracash fonda la propria autorevolezza quando scrive «chi mi conosce sa bene da che parte sto».
La Barona, le diseguaglianze e il concerto che ha restituito
Il legame con il quartiere è parte integrante del discorso. Cresciuto alla Barona, periferia sud di Milano, Marracash ha recentemente dedicato al quartiere un concerto che ha richiamato migliaia di persone, devolvendo l'incasso a progetti sociali. Un gesto concreto che, nel quadro del suo post, vale più di qualsiasi rivendicazione online. Non è una novità nella sua storia: le diseguaglianze sociali, scrive, sono «la mia battaglia», alla ribellione ha dedicato «la mia vita».
È la stessa traiettoria che lo aveva portato, dagli esordi underground con il mixtape Roccia Music I e la militanza nella Dogo Gang, fino alla fondazione dell'etichetta indipendente Roccia Music insieme a Shablo nel 2013, un progetto che ha dato spazio a una nuova generazione dell'hip hop italiano. La dimensione collettiva, per Marracash, non è mai stata un accessorio.
«Siamo solo all'inizio»: cosa aspettarsi
La chiusura del post è la parte che più ha fatto discutere: «Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all'inizio. Con le buone non cambi le cose». Una frase che suona come una previsione, quasi un avvertimento. Non ci sono annunci di iniziative concrete, né riferimenti a date o appuntamenti: il rapper si limita a rivendicare una posizione e a indicare una direzione.
Per i fan e per chi segue la scena hip hop italiana, il messaggio conferma una cifra artistica coerente: la musica come spazio del dissenso, il concerto come momento di comunità, la scrittura come strumento di analisi. Che questa presa di posizione si tradurrà in nuova musica o in nuove parole dal vivo è, per ora, solo una possibilità. Di certo c'è che Marracash ha scelto di non restare in silenzio, e lo ha fatto a modo suo: senza scorciatoie, rivendicando il tempo lungo dell'impegno contro l'immediatezza del post.
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