Geolier e il lato oscuro del successo: dentro "Tutto è possibile – Atto II"
By SingArena Editorial · · New Release
Il secondo capitolo di "Tutto è possibile" è più cupo e autobiografico del primo: Geolier racconta il prezzo della fama, tra tradimenti, solitudine e radici napoletane.
Geolier non è più solo il ragazzo di Miano che faceva freestyle con il nome di Manu Beat. Oggi è uno degli artisti più rappresentativi del rap partenopeo, capace di riempire i palazzetti e di arrivare secondo al Festival di Sanremo 2024 con I p' me, tu p' te. Ma il nuovo progetto Tutto è possibile – Atto II mostra una faccia diversa, più scura e intima, dove il successo non è una festa infinita ma un conto da pagare.
Un monologo che sa di resa dei conti
L'apertura del disco è un monologo quasi privato. Geolier dice di aver consumato tutte le matite per scrivere i nomi di chi lo ha tradito, e che ora il quaderno è finito. È un'immagine semplice ma potentissima: la scrittura come atto di memoria, il tradimento come ferita che non si rimargina. Il tema centrale è l'affetto: nessuno vuole bene a sua madre come suo padre, nessuno vuole bene a lui come sua madre. Parla dell'inchiostro dei tatuaggi che gli copre il corpo e di un fratello a cui ha regalato tutto. Racconta di aver visto la sua vita "lunga" nonostante l'età e dei ragazzi che si svegliano senza nessuno a cui mandare un messaggio. È il ritratto di una generazione che cresce in fretta, forse troppo.
Il successo e il suo costo
In Tutto è possibile – Atto II i soldi e il lusso ci sono, ma vengono mostrati quasi sempre per evidenziarne il prezzo: solitudine, diffidenza, lontananza dai luoghi e dalle persone che lo hanno formato. Leggenda è il brano più sfacciato da questo punto di vista: Geolier elenca gli status symbol della nuova vita — gioielli Chrome Hearts, shopping da Louis Vuitton "come fosse Bernard Arnault", borse Birkin, il jet privato, gli inviti alle sfilate di Milano. Eppure quasi tutti questi dettagli sono attraversati da una vena autoironica. Il passaggio più significativo è però sociale: oggi il sindaco gli dà del "lei", mentre lui dice di dare soldi a chi chiede il sussidio e non lo ottiene. È un ribaltamento di prospettiva che parla di classe, di quartiere, di chi resta indietro.
Il "Manuele" che si guarda allo specchio
Il finale del disco è un affondo ironico contro un "Manuele" che gioca al ricco al Gran Premio di Montecarlo senza capire nulla: un doppio di sé o il ritratto di chi ha dimenticato da dove viene. Emanuele Palumbo, classe 2000, cresciuto nel rione Gescal ascoltando Co'Sang, Club Dogo, Michael Jackson, Nas, 50 Cent e Rocco Hunt, si mette a nudo senza filtri. Non è una posa: è una resa dei conti con se stesso, con il proprio nome vero, con la distanza che separa il ragazzo di Secondigliano dall'uomo che oggi siede ai tavoli della moda milanese.
La fame, la paura, il sangue
Il titolo scelto per raccontare questo nuovo capitolo è esplicito: "La fame mi spaventa più di un proiettile. Chi pagherà gli stipendi quando i soldi finiranno? I ragazzi sanguinano e i bimbi di 10 anni sono già più grandi dei padri". Sono versi che parlano di una precarietà che non si cancella con il conto in banca, di una paura che resta anche quando il successo arriva. E forse è proprio questa la cifra più autentica di Tutto è possibile – Atto II: la consapevolezza che nulla è garantito, che la fame — quella vera, quella che ti tiene sveglio — non se ne va mai.
Dalla BFM Music a Sanremo: una carriera in ascesa
Per capire quanto sia significativo questo nuovo disco, bisogna ripercorrere la carriera di Geolier. Nel 2018 ha esordito con P Secondigliano in collaborazione con Nicola Siciliano, seguito da Queen e Mexico. Nel 2019 ha firmato per BFM Music, l'etichetta indipendente fondata da Luchè, con cui ha pubblicato l'album di debutto Emanuele, certificato disco di platino in meno di un anno. Nel 2020 ha moltiplicato le collaborazioni — da Fuego con Neves17 e Lele Blade a M' manc con Sfera Ebbasta, da Guapo con Anna Tatangelo a Friend con Shiva e Lazza — fino ad arrivare al secondo posto al Festival di Sanremo 2024. Ora, con Tutto è possibile – Atto II, sembra voler chiudere un cerchio: raccontare il successo senza nasconderne le crepe.
Napoli, identità e futuro
Il disco è anche una riflessione sull'identità napoletana. Cantare in napoletano, usare il dialetto come lingua dell'anima, non è per Geolier una scelta folkloristica ma un atto politico e culturale. In un momento in cui il rap italiano si globalizza, lui resta ancorato alle sue radici, ma lo fa con uno sguardo lucido, quasi disincantato. Tutto è possibile – Atto II non è un inno alla vita facile: è il racconto di un ragazzo che ha visto il mondo e non si è dimenticato da dove viene. E forse, proprio per questo, è il suo lavoro più maturo.
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