Elisa rompe il silenzio: "Ho subito una violenza sessuale a otto anni"
By SingArena Editorial · · Artist Update
In un'intervista al Corriere della Sera, la cantautrice triestina racconta per la prima volta il trauma che l'ha segnata e che ora affronta nell'album Kintsugi e nell'omonimo film.
Una rivelazione coraggiosa
Elisa Toffoli, conosciuta semplicemente come Elisa, ha scelto di rendere pubblico un episodio drammatico della sua infanzia: in un'intervista al Corriere della Sera, la cantautrice ha rivelato di aver subito una violenza sessuale all'età di otto anni. "Il tipo di esperienza umana che segna la vita di chi ha vissuto la violazione del corpo è qualcosa di molto difficile da nominare. Mi ha segnata per sempre", ha dichiarato. Una confessione che arriva a pochi giorni dall'uscita del suo nuovo album, Kintsugi, e dall'omonimo film presentato alla Festa del Cinema di Roma.
Il racconto e il percorso terapeutico
"Da piccola ho subito una violenza sessuale. Avevo otto anni. Non piccola abbastanza da poterlo dimenticare, ammesso sia mai possibile", ha spiegato Elisa, sottolineando di aver scelto di parlarne attraverso il film: "L'ho condiviso attraverso l'arte perché penso che raccontarlo possa essere utile a tante persone che hanno vissuto quello che ho conosciuto io". La cantante ha anche rivelato di aver intrapreso un percorso di terapia all'età di 48 anni: "Sto imparando a non colpevolizzarmi. Sto facendo un lavoro di pulizia, certi ingombri non si rimuovono, ma si può sistemarli nel posto giusto, cambiare loro posizione e destinazione. Non lo avevo mai fatto".
Un percorso che sta dando i suoi frutti: "I pezzi del mosaico si stanno ricomponendo: i fogli del diario, la voglia di raccontare, la decisione di non nascondere più l'amore che ho sempre avuto per la danza, che per me è stata come una cura. Mi sono liberata dentro e fuori di me".
Liberarsi dal senso di colpa: una missione collettiva
Elisa ha spiegato che il senso di colpa è proprio il motivo che l'ha spinta a parlare: "Voglio cercare di essere utile alle tante ragazze e donne, e ai tanti ragazzi, che hanno subito la violenza sessuale. È una missione collettiva, liberarsi da questo assurdo, straziante, senso di colpa per una violenza subita. Lo faccio con il mio lavoro, con queste parole, sostenendo il movimento di donne di 'Una, nessuna centomila' che ho contribuito a fondare".
Kintsugi: l'arte di riparare le ferite
Il nuovo album Kintsugi, in uscita a fine mese, e il film omonimo sono strettamente legati a questo percorso personale. "Kintsugi è il racconto di questo viaggio. È il nome di una disciplina giapponese che consiste nel riparare gli oggetti senza nascondere le rotture, ma valorizzandole e facendole divenire nuova luce", ha spiegato la cantautrice. Un disco che arriva dopo una carriera straordinaria, iniziata nel 1997 con l'album d'esordio Pipes & Flowers e proseguita con successi come la vittoria al Festival di Sanremo 2001 con Luce (tramonti a nord est) e la partecipazione nel 2022 con O forse sei tu, classificatasi seconda.
Nel corso degli anni, Elisa ha saputo rinnovarsi, esplorando anche altre forme d'arte: dalla regia di videoclip alla fotografia, dalla scrittura alla recitazione teatrale. La sua capacità di trasformare il dolore in arte è sempre stata una cifra distintiva, come dimostra anche la scelta di raccontare la recente separazione dal marito Andrea Rigonat, con cui è stata insieme 18 anni, attraverso le canzoni di Kintsugi.
Un messaggio di speranza e coraggio
La rivelazione di Elisa non è solo un atto di coraggio personale, ma un messaggio potente per chiunque abbia vissuto esperienze simili. La cantautrice triestina, con la sua vulnerabilità, dimostra ancora una volta di essere un'artista capace di usare la propria voce per dare conforto e ispirare gli altri. In un'epoca in cui la violenza di genere è un tema sempre più urgente, la sua testimonianza rappresenta un faro di speranza e un invito a liberarsi dal senso di colpa.
Con Kintsugi, Elisa ci ricorda che le ferite possono diventare luce, e che la musica e l'arte possono essere strumenti di guarigione collettiva. La sua storia è un esempio di come il dolore possa essere trasformato in bellezza, e di come il coraggio di parlare possa aiutare tanti altri a fare lo stesso.
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