La promessa di un'estate, l'abbraccio di un palco
Nel 1994, in un piccolo studio di registrazione a Tredozio, quattro ragazzi di Lugo incidevano il loro primo album. Il loro nome era Sesto Senso, e tra un take e l'altro, tra un accordo e una risata, qualcuno lanciò una sfida: “Qualunque cosa accada, tra trent'anni ci ritroveremo a suonare da qualche parte.” Una promessa che oggi diventa realtà. Stasera, al Giardino - Laboratorio del Gusto di Lugo, Claudio Dirani alla batteria, Marco Dirani al basso, Stefano Clò alla chitarra e Davide Solaroli alla chitarra e voce tornano a farsi sentire. E se la memoria non inganna, a quel tavolo, tra i primi ascoltatori, c'era anche un ragazzino con i capelli lunghi e la voglia di diventare qualcuno: Lorenzo Cherubini, per tutti Jovanotti.
Jovanotti, le Clarisse e quel vino passato dalla grata
Perché il legame tra Jovanotti e la musica non nasce solo nei locali o in sala d'incisione. Nasce anche tra i silenzi di un monastero. Il cantante ha recentemente condiviso un ricordo – dolce, ironico, quasi surreale – della sua infanzia a Cortona. “Da bambino, d'estate, andavo al Monastero di Santa Chiara. Oltre la grata, passavano il vino dolce in un bicchierino.” Parola di Jovanotti, che a quei tempi – dieci anni, le ginocchia sbucciate, la curiosità di un futuro gigante – frequentava le monache Clarisse come fossero vicine di casa. E la badessa, Madre Luciana, conferma: “Lorenzo ricorda bene: passava a prendere le ostie non consacrate e, sì, un sorso di vin santo.”
Un'immagine che sembra uscita da un film di Fellini: il futuro re del pop italiano che scavalca la grata di un convento, accolto da mani nascoste che porgono dolcezza. Oggi, Jovanotti è tornato lì, da adulto, questa volta come ospite speciale. Un cerchio che si chiude, tra il sapore di un'infanzia semplice e il rumore di un pubblico in delirio.
Due storie, un unico filo: l'autenticità
Cosa lega il ritorno dei Sesto Senso, a quasi trent'anni dalla fondazione, e la riscoperta del monastero di Cortona da parte di Jovanotti? Forse la consapevolezza che la musica vera – quella che non passa mai di moda – nasce da radici profonde. Radici fatte di promesse tra amici, di vino bevuto in segreto, di piccole comunità che diventano famiglia.
- Sesto Senso – Un gruppo di Lugo che ha registrato il primo album negli anni '90 e che, fedele a un patto, torna a suonare fianco a fianco. Una reunion che è anche una dichiarazione d'amore per la provincia, per i locali piccoli, per chi suona senza voler diventare per forza una star.
- Jovanotti – Dalla grata del monastero ai palchi più grandi del mondo, Lorenzo Cherubini non ha mai dimenticato il suono dell'infanzia. E oggi, quando può, torna a Cortona, bussa alla porta delle Clarisse e loro pregano per lui in tour. Un rapporto di protezione e leggerezza che sembra uscito da una canzone mai scritta.
L'eredità di un'amicizia lunga trent'anni
Non è solo nostalgia. È la dimostrazione che, nel mondo della musica italiana, certe connessioni restano intatte. Che si tratti di un gruppo di amici che rimettono le mani sugli strumenti dopo decenni, o di un artista che torna a farsi benedire – anche solo col vino – dalle monache che l'hanno visto crescere, c'è sempre una storia che merita di essere raccontata. Jovanotti, oggi, non è solo il cantante di album da milioni di copie. È il ragazzo di Lugo e Cortona, quello che passava attraverso le grate e che, dopo trent'anni, ancora sa tenere in equilibrio il passato e il futuro. Su un palco. Con un microfono in mano. E forse, chissà, un brindisi.